Uomini di Dio

Titolo originale: Des hommes et des dieux. Drammatico, durata 120 min. - Francia 2010. - Lucky Red uscita venerdì 22 ottobre 2010.

Un film di Xavier Beauvois. Con Lambert Wilson, Michael Lonsdale, Olivier Rabourdin, Philippe Laudenbach, Jacques Herlin.Loïc Pichon, Xavier Maly, Jean-Marie Frin, Sabrina Ouazani, Adel Bencherif, Abdelhafid Metalsi, Abdellah Moundy, Farid Larbi, Benhaïssa Ahouari, Idriss Karimi, Abdellah Chakiri, Farid Bouslam, Maria Bouslam, Soukaïna Bouslam, Hamid Aboutaieb, Saïd Naciri, Rabii Ben Johail, Fadia Assal, Zhour Laamri, Olivier Perrier



"Des hommes et des dieux" : la montée vers le martyre des moines de Tibéhirine

di Jacques Mandelbaum Le Monde

Le 26 mars 1996, durant le conflit qui oppose l'Etat algérien à la guérilla islamiste, sept moines français installés dans le monastère de Tibéhirine, dans les montagnes de l'Atlas, sont enlevés par un groupe armé.
Deux mois plus tard, le Groupe islamique armé (GIA), après d'infructueuses négociations avec l'Etat français, annonce leur assassinat.
On retrouvera leurs têtes, le 30 mai 1996.
Pas leurs corps.
L'affaire eut un énorme retentissement.
En 2003, à la faveur d'une instruction de la justice française, des doutes sont émis sur la véracité de la thèse officielle. »

L' Ultima Cena dei monaci di Tibhirine prima del martirio

di Natalia Aspesi La Repubblica

In settembre, nei cinema parigini, sette monaci trappisti circencensi, votati al silenzio e alla preghiera, hanno sbaragliato i sontuosi incubi di DiCaprio ( Inception ), e i misteri seduttivi della Jolie ( Salt ).
Nelle prime tre settimane Uomini di Dio di Xavier Beauvois, ha più che triplicato il pubblico dei due filmoni americani, sfiorando i due milioni di spettatori.
È vero che per i francesi la storia, vera, è tuttora una ferita oscura e tragica, ma ad assegnare al film a Cannes il Gran Premio è stata una giuria internazionale presieduta dal pur bizzarro Tim Burton: e del resto al festival i monaci in saio bianco avevano già trafitto il cuore di signore ingioiellatee critici burberi, di credenti, di agnostici e persino di atei.
Nella notte tra il 26 e il 27 marzo 1996, un drappello del Gruppo Islamico Armato rapisce sette (su nove, due erano riusciti a nascondersi) monaci del monastero di Tibhirine, sui monti dell' Atlante,e due mesi dopo ne annuncia l' assassinio.
Il 30 maggio vengono ritrovate le loro teste, mai più i corpi.
Il film racconta gli ultimi mesi di vita di questa comunità religiosa, e proprio perché il regista si definisce miscredente, riesce a comunicare, anche, o soprattutto a chi non crede, il mistero insondabile della fede.
L' Algeria è in piena guerra civile, eppure i monaci vivono in tranquillità e autosufficienza la giornata di preghiera, di canti, di lettura, di lavori agricoli e domestici: il loro ordine non prevede il proselitismo, quindi c' è armonia, rispetto e fratellanza con gli abitanti del piccolo villaggio musulmano.
Il vecchio padre Luc (Michael Lonsdale) è medico e riceve gratis anche 150 pazienti al giorno, il priore padre Christian (Lambert Wilson) che conosce a memoria il Corano e legge I fioretti di San Francesco, porta il miele del convento al mercato, tutti insieme assistono alla festa per la circoncisione di un piccino e ascoltano le parole dell' Imam, che paiono tanto simili a quelle del Vangelo.
Il paesaggio che circonda il monastero è paradisiaco, immenso, intatto, e inducea provare quel sentimento inquieto d' incanto che oscuramente avvicina a un mistero, forse proprio quello della fede.
Dopo il massacro di un gruppo di lavoratori croati da parte dei terroristi, ai monaci viene imposto o di accettare la protezione dell' esercito, o di tornare in Francia.
«È stato il colonialismo francese la radice di questa guerra civile», dice un militare al priore, che rifiuta «la protezione di un governo corrotto» (un governo militare imposto da un colpo di stato per non riconoscere la vittoria elettorale del Fronte Islamico), mentre il dubbio sull' opportunità di restare cominciaa inquinare la serenità e la compattezza della comunità.
Forse un quasi certo suicidio collettivoè insensato, la fede non pretende il martirio: eppure alla fine, i monaci decidono che vale la pena di restare, sapendo che non ci sarà futuro per loro.
Ci sono scene indimenticabili: il terrorista ferito viene medicato nel convento, e pare il Cristo del Mantegna, però con la faccia di Che Guevara; nella notte di addio alla vita, i monaci si riuniscono attorno alla tavola come nell' Ultima Cena di Leonardo da Vinci, contro la regola si stappano due bottiglie di vino, e il disco scelto è quello fragoroso del Lago dei cigni di Ciaikovskij.
I visi s' illuminano nel sorriso, si spengono davanti all' angoscia che li attende.
In primo piano, ad uno ad uno, solo quei volti, quelle teste, che due mesi dopo si troveranno mozzate ai bordi di una strada.
È un' efferatezza che Beauvois ci risparmia: rapiti e spinti su un sentiero di montagna i monaci a poco a poco svaniscono nel chiarore notturno e funebre della neve.
Nel suo testamento spirituale (pubblicato in Più forti dell' odio, editore la Comunità di Bose) padre Christian scrive (e dice dallo schermo): «L' Algeria e l' Islam per me sono un corpo e un' anima...
Anche a te, amico dell' ultimo minuto, che non avrai saputo quel che facevi, dico grazie... e che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due».
Quasi quindici anni dopo quella strage non si sa ancora chi furono i veri responsabili.
Solo l' anno scorso è stato tolto il segreto di Stato, e l' inchiesta giudiziaria è in corso.
La tesi ufficiale del governo algerino è che colpevole fu la GIA di Djamel Zitouni; altri che lo stesso Zitouni fu manipolato dai servizi algerini per screditare i ribelli, mentre un generale francese sostiene che fu l' esercito algerino a bombardare il campo dove erano prigionieri i monaci, e a ucciderli.
Il presidente Sarkozy ha chiesto la verità.
Da La Repubblica, 19 ottobre 2010

Uomini di Dio, la recensione in anteprima

Scritto il 21 ottobre 2010 @ 09:44 da Gabriele Niola in Copertina, Recensioni, Visti un po' prima

Gli ultimi anni hanno segnato una fioritura e anche un certo successo di film che avevano al loro centro i preti e la loro vita comunitaria.
In memoria di me o anche Il grande silenzio sono esempi di film che ritraevano le comunità di religiosi (il primo centrato sul seminario il secondo su monaci di un’abazia dove si pratica il silenzio e la ripetizione), che senza prendere posizione alcuna sui temi della fede o dell’esistenza di Dio, si preoccupano di ritrarre con fare quasi documentaristico gli uomini dietro ai preti, mentre si dedicano ad attività di meditazione.
Con spirito decisamente più finzionale (sebbene curiosamente tratto da fatti veri) Uomini di Dio continua su questa strada.
Si racconta di un’abazia in un punto imprecisato del Maghreb i cui monaci si trovano presi dentro una guerriglia tra esercito e quelli che l’esercito chiama terroristi.
I monaci, sebbene spaventati e indecisi, rimangono dove sono, prestano aiuto a tutti e si rifiutano di cedere il loro stile di vita o la loro abbazia.
Dietro una trama che racconta, con i consueti tempi dilatati, di un assedio e delle decisioni di uomini che mettono davanti a tutto i loro principi, c’è anche quello che il titolo cerca di esprimere, cioè come uomini di Dio comunichino e intendano la vita.
Non sono solo i monaci le figure “di Dio”, ma anche i cosìddetti terroristi del film che in più d’un momento, sebbene musulmani, si dimostrano sensibili alle argomentazioni e allo stile di vita dell’abazia.
Di certo più dell’esercito, visto come laico e profittatore.
Contrariamente a In Memoria di Me e Il Grande Silenzio però Uomini di Dio sembra prendere posizione da una parte (la fede come forza salvifica a prescindere dalla religione praticata) e dall’altra si concede momenti di impennata melodrammatica.
I monaci cantano durante un bombardamento e si commuovono sentendo Il lago dei Cigni.
Xavier Beauvois è bravo a rendere la tensione attraverso lunghe scene e costanti primi piani e alla fine l’idea che i principi religiosi non siano diversi al cambiare delle religioni, può conquistare anche un ateo.

Uomini di Dio

da ZAPSTER (http://www.zapster.it/cinema/Uomini-di-Dio)

In un monastero in cima alle montagne del Maghreb in un periodo non precisato degli anni '90, otto monaci cistercensi francesi vivono in armonia con la popolazione musulmana.
Vicini agli abitanti del villaggio, partecipano alle loro attività lavorative e alle loro feste e si occupano delle loro quotidiane necessità mediche.
Quando un gruppo di lavoratori stranieri viene massacrato, il panico si impadronisce della regione.
L’esercito cerca di convincere i monaci ad accettare una protezione armata, ma i confratelli la rifiutano.
Poco dopo ricevono la visita di un gruppo di fondamentalisti islamici che rivendicano la responsabilità del massacro.
Christian (Lambert Wilson), il Priore, affronta con fermezza Ali Fayattia, il leader degli uomini armati, convincendolo ad andarsene.
Ma il dubbio si è insinuato tra i monaci: alcuni vogliono andar via, altri insistono sul loro dovere di restare.
Christian propone un periodo di riflessione prima di prendere una decisione collettiva.
I monaci provano ad andare avanti come se niente fosse cambiato, ma l’atmosfera si fa sempre più tesa.
Quando accettano di curare alcuni terroristi, le autorità protestano e cominciano a premere perché tornino in Francia.
Christian organizza una nuova votazione.
Ma stavolta i confratelli sono tutti d’accordo.
Rimarranno, a qualsiasi costo...
Candidato per la Francia all'Oscar per il Miglior Film Straniero.